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Cairo vince il braccio di ferro per la conquista di Rcs: i nuovi scenari dell’editoria in via Solferino
Secondo i dati preliminari sulle due offerte pubbliche di acquisto per la Rcs (quelli definitivi sono previsti lunedì 18 in giornata) il capitale dell’ìmpresa apparterrà a Urbano Cairo per il 48,8%, il resto essendo diviso tra il flottante e i soci storici: per la precisione, la cordata Bonomi – che unisce quel che rimane del vecchio nucleo degli azionisti forti, Diego Della Valle, Mediobanca, UnipolSai e Pirelli – deterrà in un primo tempo dal 24,7% al 37,7% del capitale. Il flottante resta comunque significativo.
LA SFIDA
Si è così conclusa la sfida tra le due cordate. Cairo ha ottenuto la maggioranza relativa del capitale di Rcs, e in assenza di ulteriori sviluppi del tipo “crudeli e insoliti”, da questo lunedì saranno sotto il suo controllo il primo quotidiano politico italiano, il Corriere della Sera, il più diffuso quotidiano sportivo d’Europa, e un gran numero di altri media. Uno dei più grandi e illustri agglonerati mediatici del nostro Paese trova così la guida di un editore puro, dopo un secolo trascorso come crogiolo di interessi economici e politici.
LA CRISI
Il gruppo Rcs è da anni in profonda crisi, dovuta a investimenti sbagliati (sopra tutto in terra di Spagna) e al generale clima lassista della gestione. Il curriculum di Cairo dice che può essere la persona giusta per rilanciarlo. E questo è uno sviluppo importante e positivo.
Per l’Italia, l’emergere di una concentrazione multimedia non legata a filo doppio ad altri potentati è sicuramente importante e positiva. I media non sono completamente liberi, nel nostro Paese: Reporters Sans Frontières ci classifica tra i Paesi semi-liberi, dietro al Ghana e alla Moldova. Con Cairo a Rcs la situazione migliora.
Ma c’è anche un altro aspetto, prettamente economico e molto significativo. La natura delle due offerte concorrenti era diversa. Quella di Bonomi era tutta in denaro. L’azionista che l’avesse accettata avrebbe dovuto ragionare così: ho perso un sacco, e adesso non mi importa che cosa succederà a Rcs, ho un’occasione per squagliarmela e la prendo al volo. E anche se i vecchi azionisti non sono affatto innocenti delle perdite che ho subito, se la tengano pure questa Rcs: tanto non c’è nessuna prospettiva che le cose vadano diversamente.
LA SPERANZA
Chi ha preferito l’offerta di Cairo invece ha espresso speranza per il futuro. Ricevendo azioni Cairo Communications, rimane partecipe del rischio e dei possibili guadagni che la nuova gestione potrà determinare. Stare con Cairo insomma è una scommessa sull’avvenire. Vuol dire che in Italia esistono ancora quelli che Keynes chiamava gli “spiriti animali” degli investitori. E questa, per tutti noi, è un’altra buona notizia.
Certo, esiste ancora un pericolo: la possibilità che il vecchio azionariato di controllo, forte del suo 37,7% del capitale (somma delle azioni conferite con l’Opa e del 24,7% già detenuto dal veicolo Imh), voglia organizzarsi in una minoranza di blocco che faccai vedere i sorci verdi e intralci le azioni di Cairo o lo costringa a venire a patti. Gli auspici non sono sfavorevoli, per il momento, visto che Bonomi ha fatto con fair play le sue congratulazioni a Cairo e che una norma, anche se ambigua, del regolamento su queste operazioni di Borsa sembra implicare che i conferimenti all’offerta soccombente non siano validi; ma la possibilità di una guerriglia azionaria non si può escludere del tutto. Questa settimana comunque vedrà le nebbie dissolversi – o ispessirsi.
Paolo Brera
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